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Aldo Izzo è il nuovo sindaco di Cellole

domenica 3 ottobre 2010

Cosi parlavano i Babilonesi

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Questo è un bel video. Uno studioso americano ha interpretato delle poesie in Babilonese antico per il gusto degli estimatori.
Io posso fare qualche critica sull'accento anglofono dello scienziato, ma la poesia è bellissima con tutti quegli sci sci u u u. Ai miei lettori la visione del filmato da Repubblica.it

Ultima Coppa Panzerotto

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E' difficile commentare cosa sia successo nell'ultimo incontro di Coppa Panzerotto. San Gennaro e San Pio da Pietralcina devono aver fatto un alleanza in favore de I Figli della Mozzarella, date le tre vittorie consecutive nella mitica Coppa Panzerotto (trofeo a cui hanno partecipato nei sogni campioni come Roby Baggio, Peléa e Platini).
Se l'ultimo incontro può far emergere delle recriminazioni da parte dei Leone Boys per la presenza di Peppe cugino di Alessandro Perretta in campo a favore de I Figli della Mozzarella, si deve dire che le altre due precedenti occasioni hanno visto disputare un bellissimo incontro da parte dei nostri eroi terminando con la vittoria (di misura) degli stessi.

Lo spirito di squadra dei Leone Boys è ai minimi sindacali. Polemiche di spogliatoio sono divampate durante gli ultimi incontri e diversi dei membri del dream team, che fino a poco tempo addietro matava i nostri splendidi eroi, hanno chiesto di passare il Rubicone. L'unico che ci è riuscito al momento è Tonino Talitro, docente di fisiologia applicata presso la Bocconi e mangioni di Cremona, in piena campagna acquisti.

Non voglio commentare oltre per oggi, sono concentrato sul prossimo match, sperando in un nuovo consolidato spirito di squadra dei Leone Boys e che l'incontro si disputi ancora ad altissimi livelli

venerdì 1 ottobre 2010

Sicurezza sul lavoro, subappalti pericolosi

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La preoccupazione per le morti bianche ritrova fermento in Italia a seguito del decesso di tre operai all’interno DSM di Capua, tutti contrattualizzati presso una ditta esterna alla nota industria chimica.
La rabbia è montata tra gli operai del settore e tra le famiglie delle vittime.
Il caso pone, però, delle considerazioni sulle condizioni di sicurezza e sulle modalità lavorative nel casertano, nonché in Italia, in questo momento.
I dispositivi di sicurezza vengono considerati sempre più spesso un costo dalle imprese e non un modo per incrementare l’efficienza produttiva, abbattendo i costi assicurativi nonché aumentando le ore di lavoro del singolo lavoratore (se non si fa male può lavorare di più).
“E’ una questione di sistema competitivo, cioè come competiamo” ci riferisce il segretario provinciale FLAI (Federazione Lavoratori Agro-Industria) CGIL Angelo Paolella sull’argomento. “Non è solo -continua -  per il sistema dei costi, perché quando succedono casi come questi  l’azienda ha più costi verso l’Inail ed altro, ma è chiaro che oggi è un problema generale dell’Italia. L’aumento di produttività è legato alle ore aggiuntive di lavoro e non ad investimenti tecnologici”, “si da addosso ai lavoratori rispetto ai ritmi lavorativi”.
Facendo una panoramica della situazione si denota che “nell’industria non abbiamo casi gravi, la tecnologia ha messo in sicurezza i lavoratori (i grossi impianti sono quasi completamente meccanizzati e gli operai svolgono funzioni di meri controllori, ndr.), mentre nell’agricoltura le condizioni sono all’opposto sia rispetto alla sicurezza sia rispetto ai dispositivi di protezione. La sicurezza in agricoltura è un gioco a ribasso a causa del lavoro nero”.
Il quadro generale in Italia però è mutato: “Questo Governo lascia molto andare perché sostiene la competizione a ribasso e non una sulla tecnologia. Quando Sacconi parla che gli ispettori devono fare informazione e non repressione consente di creare dei divari tra aziende. Se ho la Barilla controllata (grazie alla sua mole ed alla sindacalizzazione della forza lavoro, ndr.) ed una non controllata (per il ridotto numero di impieghi, ndr.), la seconda ha costi minori. E’ una questione di sistema”.
Ritornando al caso della DSM Paolella ci ripete il forte controllo sull’azienda, ma mette l’accento sugli appalti: “I problemi vengono sugli appalti, quando non ci sono i controlli. Chi controlla gli appalti? E’ una grande tematica. Nelle nostre esperienze c’è controllo, nelle stesse aziende sugli appalti non c’è controllo e la ditta appaltante scarica le problematiche sull’appaltatrice (costi, sicurezza, scarsa sindacalizzazione ed utilizzo di micro-imprese per aumentare la flessibilità contrattuale)”. Ovviamente la facilità di scaricare le responsabilità e di ridurre i costi (grazie all’appalto le aziende chimiche, i cui costi del lavoro sono molto alte, possono avere lavoratori con altre tipologie di contratto per determinati impieghi ad un costo nettamente inferiore) porta “alla corsa agli appalti. La legge non prevede una responsabilità in soldo delle aziende appaltanti, ne andrà sotto l’azienda appaltatrice”.
Dati alla mano l’Italia è molto indietro rispetto al quadro europeo sul tema appalti e non si può dire che sia un fenomeno di nicchia, visto che coinvolge anche i grandi gruppi (vedi caso SARAS dell’anno scorso). Tutto ciò porta ad una sola cosa: le morti bianche in Italia sono sempre superiori alla media UE. Elio Romano

Che Gran Casotto

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Mi sono sforzato la fantasia per trovare un aggettivo adeguato alla situazione politica nazionale attuale, non ci sono riuscito. E' assurda. Neppure nelle più tragiche parodie fantozziane si riusciva a raggiungere un simile risultato. E' l'ennesima dimostrazione che quando si impegnano i nostri politici sono capaci di tutto, peccato che ogni volta non facciano ciò che gli chiede la Nazione intera, ma è questione di dettaglio.
I fatti che contano sono quelli di cronaca politica: il quadro politico italiano non è sintetizzabile. Chiunque ci ha provato ha fallito. Pure il premier Silvio Berlusconi, la cui prossima mission è quella di sconfiggere il cancro per sua medesima ammissione, non è riuscito in questo particolare intento. Buona pace al sognatore, “l'Italia è bella perché è diversa” verrebbe da dire.
Il Partito democratico, nato con difficili problemi di convivenza, è stato il primo a capitolare con una piccola fuoriuscita di rutelliani confluiti nella nuova formazione denominata Api, non quella del petrolio bensì acronimo di Alleanza per l'Italia fondata proprio dall'ex leader di Democrazia e Libertà – La Margherita Francesco Rutelli. E' stata una piccola emorragia a confronto con la drammatica scissione di Futuro e Libertà di Gianfranco Fini. Il Presidente della Camera veniva tirato dalla giacchetta da oltre un anno ed alla fine le tensioni di casa Popolo delle Libertà sono venute a galla in tutta la loro crudeltà. L'indice di Fini rivolto a Berlusconi rimarrà negli annali della storia politica internazionale, mentre la pattuglia di deputati alla Camera non so se rimarranno ancora a lungo visto le minacce di elezioni anticipate che si aggirano per i palazzi romani.
Tanta discussione rischiava di mettere insieme l'opposizione. C'era perfino chi iniziava a vociferare “grosse koalition” con patti anche tra Casini e Di Pietro pur di chiudere l'epoca berlusconiana e ricominciare daccapo. Il Pd non deve averla presa bene: tutti a parlare di Berlusconi, di Fini, di Casini (che ha a che fare con la possibile scissione di alcuni deputati, la maggior parte di provenienza sicula) e ci si era dimenticati di loro. I democratici ci tengono a certe cose e le risse in famiglia pare debbano essere una loro prerogativa esistenziale. Dunque, ecco un bel documento firmato da una settantina di deputati (quasi a copiare i numeri di Fini) promosso dall'ex segretario Walter Veltroni per riportare il fulcro della discussione su se stessi, sui democratici e le loro difficili manovre di convivenza. Si rischiava di parlare troppo di nuovo Ulivo o di Niki Vendola candidato premier o, addirittura, di programmi. Non sia mai che in Italia ci siano dei programmi politici duraturi. Ci aveva provato Romano Prodi e l'hanno spedito a fare il nonno nella sua Bologna dopo due tentativi di Governo andati a vuoto.
Ecco, la situazione politica italiana è sintetizzabile con la battuta di Antonio Di Pietro, “Non so più neppure chi di loro chiamare” (riferendosi ai diverbi in casa democratica), e con una affermazione da piccolo cronista-giornalista-parolaio-scribacchino-direttore responsabile di provincia: se voi non sapete neppure chi chiamare, noi non sappiamo più a quale Santo votarci. Elio Romano

Pro loco d'Italia in difesa della memoria storica, una petizione per salvaguardare le testimonianze non scritte

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C'è l'Italia dei monumenti, dei teatri antichi, dei sobborghi, dei panorami e c'è l'Italia della memoria, quella che non possono palpare direttamente i turisti, quella che conoscono solo i nonni, le persone che hanno vissuto i luoghi e sentito le narrazioni.
Si le narrazioni sono fondamentali per i territori e se ho voluto “rubare” così tanto spazio ad altri argomenti interessanti è perché esse sono importanti per il nostro vivere comune. Informare stesso è una testimonianza della memoria, come ricorda ogni mese Tommaso Morlando, presidente dell'associazione Officina Volturno, a me medesimo ed agli altri collaboratori. Il nostro mensile è un luogo della memoria perché testimonia continuamente a tutti i problemi di un territorio altrimenti passibili del macero. Tommaso, quando parla delle difficoltà della sua zona, focalizza, tra l'altro, la mancanza di un identità storica dovuta ad un elevato ricambio residenziale continuo (circa 3.000 residenti all'anno), troppo alto per consentire la formazione di una coscienza locale.
Io in questo articolo mi voglio riferire alla coscienza delle popolazioni stabili sul territorio, come nei casi di Cellole, Mondragone e Sessa Aurunca, luoghi dove una buona porzione della popolazione vi è nata, vi vivrà e potrebbe anche morirci in futuro (augurando che sia sempre molto lontano). In queste zone si è formata una memoria storica immateriale, costituita da detti, canzoni, narrazioni popolari in cui le persone ed i fatti vengono mitizzati e resi perpetui. Chi non conosce frasi come “il dado è tratto” o “ammesca francesca” (l'ho usata di recente con un amico credendo fosse patrimonio precipuo del mio paese, riscontrando che è più conosciuta di quanto pensassi). Cosa sarebbero state se non ci fosse stata una memoria storia a tramandarle, visto che la testimonianza scritta non sempre arriva ovunque?
Qualche tempo addietro, e concludo la mia introduzione, ho dovuto sostenere un esame universitario e tra gli altri autori vi era Fukuyama, autore de “La fine della storia”. Il testo di questo giapponese esclamava la morte di tutte le grandi narrazioni e fu molto criticato, io credo che un poco sia vero. Molti luoghi accresciuti in un arco temporale ridotto e con una dinamicità sociale maggiorata (grazie ed a causa dei nuovi mezzi di comunicazione) hanno perso il gusto per le narrazioni, perdendo anche buona parte della loro memoria storica immateriale. Ciò ci ha fatto perdere le nostre radici, causando anche problemi sociali ove l'identità è stata messa a repentaglio. Ora una proposta di legge di iniziativa popolare dell'Unpli, Unione nazionale Pro loco d'Italia che da sempre si pone come obiettivo la valorizzazione delle testimonianze territoriali, vuole salvaguardare questo tipo di memoria con una azione legislativa mirata a promuovere gli strumenti adeguati allo scopo.
I volontari del servizio civile in carico all'associazione Pro loco di Cellole, guidata dal presidente Franco Freda, hanno iniziato la raccolta da diversi giorni e la protrarranno anche nelle prossime settimane per conseguire il target di sottoscrizioni prefissato. E' un iniziativa importante e rappresenta per l'associazione cellolese una prosecuzione del lavoro degli ultimi anni. Un lavoro fatto di ascolto, raccolta di materiale vario, fotografie e scrittura di migliaia e migliaia di testi (tutti frutto delle testimonianze di epoca regressa). Una attività a cui hanno partecipato e partecipano, con entusiasmo, le scuole territoriali dell'Istituto Omnicomprensivo “E. Fermi” e della Scuola Primaria “Matilde Serao”. Già nel '94 la collaborazione tra Enti permise l'organizzazione di un evento sui ricordi da parte delle scuole (prossima la pubblicazione di un DVD) e per il prossimo Natale sarà pronta anche la raccolta di canzoni, detti e scritti d'epoca intitolata “I nonni raccontano”. Il prossimo anno vedrà una nuova tipologia di lavoro che prevede la raccolta di fotografie d'epoca con tanto di didascalie comprendenti il luogo, la data e tutti i personaggi raffigurati. Quest'ultima è un operazione sempre difficile per gli archivisti, in quanto si opera solitamente su materiale di oltre quarant'anni di età. “Vorremmo avere più aiuto – ci ha dichiarato Franco Freda al termine di una lunga chiacchierata sull'argomento – nelle nostre attività (tra cui la raccolta firma, ndr.), stiamo cercando di riaprire la sede e ci attendiamo la partecipazione dei giovani per il ricambio generazionale dell'associazione”. Maria Bisecco