Stamattina sono stato a Napoli, come consuetudine da un poco di tempo a questa parte. Il treno è arrivato regolare come succede solamente in eventi straordinaria, sia alla partenza sia all’arrivo siamo giunti ai tempi prestabiliti. Una sorta di miracolo del due novembre. Non vi vorrei tediare a lungo e vi devo dire la verità avevo paura dentro di me. Alla stazione di Aversa, Provincia di Caserta, sono salite diverse persone di origine extracomunitaria. Alcune di esse si sono sedute vicino a me, penso si trattasse di una famigliola. Papà, figlio e zio/cugino. Il piccoletto si contorceva, simpatico nell’aspetto e chiaramente di origine slava. Il genitore con lo zio/cugino conversava in un mix di linguaggi dell’est e napoletano. Napoli meltin’ pot, insomma.
La particolarità è che il bambino ad un certo punto ha iniziato a tossire fortemente, con continuità. Ogni due-tre minuti emetteva la sua tosse. Dato l’ambiente chiuso e la fobia di questi giorni per l’Influenza A, il mio pensiero non poteva correre altrimenti a quel bambino morto proprio per la suina. Ho avuto paura, sia per il bimbo sia per la mia salute. Se vi dicessi che mi importasse solamente del bambino in quel momento vi mentirei: avevo paura anche per me stesso.
Spero si trattasse solamente di una normale tosse, di quelle che tutti i bambini hanno e che un poco di sciroppo lo metterà in sesto, ma mi chiedo perché non ci danno delle informazioni chiari ed univoche sull’argomento? E perché dobbiamo avere così tanta paura di svolgere ciò che compiamo normalmente?
Sono molto appassionato di cinema, come alcuni amici sanno. Non ricordo a memoria tutti i più grandi film della storia, ma ne vedo parecchio ed ogni giorno almeno una pellicola la visiono. E’ un modo per spezzare il nervosismo quotidiano, un modo per aprire nuovi orizzonti. In fondo ogni pellicola racchiude un poco di cultura, qualsiasi sia il proprio contesto o la propria qualità.