“Non stare a sentire tu, poco di buono che non sei altro. Gira la faccia, voltati e guarda la tua vita di merda. Stronzo.
Se vuoi continuare a campare: tira dritto. Altrimenti attraversa la strada, prenditi i tuoi 30 secondi di gloria prima di andare a farti fottere a calci in culo…”
Forse non è proprio quello che tutti hanno letteramente pensato qualche volta, ma ogni tanto in cuor di ognuno qualcosa di questo genere deve essere balenato.
Vuoi la vita sempre più crudele, vuoi lo stress lavorativo, affettivo, culturale e mediatico a cui siamo sottoposti quotidianamente, ma di tanto in tanto viene voglia di mandare a FARE IN CULO qualcuno. Che non sia il capo, la moglie o i genitori, ma il primo che passa e che abbia come unica colpa quella di incrociare noi stessi in uno stato di profonda frustrazione.
Forse anche per questo molti utilizzato l’auto come mezzo di sfogo. Chiudi i finestrini, meglio se oscurati; giri la chiave e vai a tavoletta in cerca del primo STRONZO che ti tagli la strada. E lì, e lì… e lì che la tua rabbia viene fuori per fare un matrimonio di insulti condito con bestemmie varie e contorno di gesti plateali… Poi, finita la benzina, sedato il fuoco: via a tutto gas per non farsi rompere il bucio del culo da quello grosso puntualmente seduto a fianco a colui/colei che abbiamo insultato. Chissà quante volte è capitato a molti di voi, chissà quante volte avete sclerato di brutto in lingua berbera (senza sapere neppure dove sia BERBERANDIA, ndr.) e siete scappati via scaricando la responsabilità su un altro o lasciando di stucco i passanti increduli.
Eppure la rabbia porta a tutto questo. Condiscila con la frustrazione e stai apposto. Oggigiorno tutti ti chiedono qualcosa, vogliono qualcosa. Spesso non sanno neppure cosa ti vorrebbero chiedere, ma parlano, parlano e ancora parlano. Il tutto senza sapere perché. E te lì impassibile a chiederti cosa ci fai e perché capiti sempre a te. Lì a guardare l’orologio, a scandire il movimento della lancetta dei secondi per attendere la chiusura. Il GONG.
Sacra invenzione il GONG. I pugili salgono sul ring, se le danno di santa ragione e poi quando suona il GONG scendono giù malconci e soddisfatti di averle prese un casino senza sapere neppure perchè.
Una storia però ve la vorrei raccontare. Se a voi piace, posso proseguire, ma solo se vi piace. Spero vi piaccia in modo che continuo, perché se non vi piaccia non continuo e dovrò trovare un altro modo per mandare a FARE IN CULO tante cose.
Allora la volete? Ok, ve la do… LA STORIA.
Era una tarda mattinata di inverno, di quelle in cui vorresti rimanere a letto tutta la giornata con il piumone fino ai capelli e le babucce ai capelli con corredo di pigiama di flanella a motivi a fiorellini azzurro spenti-rosa pallido, quando inizia una tremenda giornata a cui è sottoposto un amico, chiamiamolo CHARLIE. La sveglia suona presto, alle 11 meno venti e ci sono un sacco di cose da fare quella mattinata. Spesa, lavoro ed anche rispondere continuamente a telefono per le molestie sessuali di una vecchia amica di famiglia. In fondo non sarebbero neppure molessie sessuali, ma data la grande ROTTURA DI COGLIONI a cui queste chiamate lo sottopongo penso proprio che possano essere definite tali. Concordate?
Fa freddo fuori e timidamente CHARLIE mette il naso fuori dalla sua cuccia fatta da dieci centimetri di stoffa, lana e piume. Il colore del naso paonazzo ed il fumo del proprio respiro gli indicano che proprio caldo non faccia. “Sarà una giornata di merda pensa”, eppure si alza. Manco a dirlo. Dieci centimetri di coperte hanno i loro vantaggi termici, ma svantaggi noti sono: uno, all’apertura del cofano motore prendi una bella bronchite se nella stanza non ci sono i termosifoni; e due, se buttate tutto alla rinfusa prima o poi ne subirete le conseguenze. Quella mattina si avverò la prima ed anche la seconda per il nostro amato CHARLIE.
La scena fu questa, letteralmente. CHARLIE si sveglia, alza le mani al cielo e nota con dolore il freddo persistente alle sue estremita non coperte. Si deve, alzare e con tutta la sua forza tenta di spezzare le resistenze del suo subconscio voglioso di sonno, ci riesce con un colpo di reni mandando a terra i dieci centimetri di coperte e con esse anche una bottiglietta d’acqua presente sul comodino. Se qualcosa può andare storto lo andrà diceva Guglielmo D’OKAM (si scrive così?). La bottiglietta rotola per terra e si stappa nella zona bassa del letto per poi finire sotto il letto. Una scena alla Mister BEAN corredata da figura di merda finale quando la madre entra, vede le coperte bagnate e dice: “A trent’anni ancora la PIPI’ a letto ti fai? Ma non ti vergogni????”; andandosene con sottotitoli di porta sbattuta.
Sicuro ormai che sarà una giornata fredda ed anche di merda CHARLIE si alza e inciampa nelle coperte bagnate sbattendo la testa sul comodino, finendo a faccia a terra. Puntuale entra tuo padre e dice: “Ma la domenica mattina tutto sto casino devi fare? Non puoi andare a ballare ed a drogarti in discoteca come tutti i tuoi coetanei, magari finedo all’ospedale per i cazzi tuoi senza rompere le balle agli altri?”. Mica male per uno che si è svegliato da due minuti e già ha collezionato due figure di merda grandi come una casa. Ma non è finita, perché altrimenti sarebbe un risveglio fraudolento e non una completa giornata di merda a cui dire BASTA al destino e magari sclerare con l’amico, conoscente, perfetto sconosciuto di turno.
La colazione, sebbene CHARLIE sia ormai trentenne viene servita dalla madre, premurosa come tutte le donne di un altra epoca e impicciona sempre come le proprie coetanee. Le prime domande domenicali sono sull’agenda degli appuntamenti e su qualunque essere vivente incontrato nella giornata precedente. La colazione, però, è buona ed anche abbondante. Uova, pancetta, mele, latte, caffè, cornetti, tiramisù, frittata, wurstel, mozzarella in carrozza, zabaione ed anche la colomba pasquale avanzata otto mesi prima (se non l’ha mangiata nessuno in tutto quel tempo ci sarà stato pure un motivo plausibile, no?!?). Alla fine, mentre stai correndo tra la tazza di cappuccino (la seconda), il cornetto (il quarto) ed un triangolo di frittata somigliante allo scudetto della Juventus tua madre ti fa: “Tesoro, ultimamente mi sembri sciupato. Non è che ti vedi con qualcuna e non ti fa mangiare? Non è che ti droghi? Non è stai male di salute? Sei stato mica all’ospedale per farti un check-up e ti hanno detto che stai morendo? Non è che sai qualcosa a proposito del 21 dicembre 2012 e non ce lo vuoi dire? Non è che….” “Ohì ma’, NON E’ CHE CI STAI SCASSANDO LA MINGHIA QUESTA MATTINA?”. Questa sarebbe la risposta che vorresti dare, ma tu… ma la colazione… ma la mamma…. rispondi: “No, mamma è che ho tanto da lavorare. No, mamma. La ragazza non ce l’ho. No ma’…. No ma’…..
Mica vorresti tanto. Solamente che la mattina, la domenica mattina, tua madre stia ancora in catalessi per via delle pillone di sonnifero versate clandestinamente nella sua tisana delle 00:00, ma che la rendano in grado di preparare solamente la colazione per poi tornare a letto. Mica tanto. Qualcuno in quei momenti probabilmente è questo che vorrebbe, ma come una spugna preferisce assorbire all’emanare la sua contrarietà, la sua rabbia, la sua repulsione a tutto ciò che sta suddendo.
Ora è tardi. Ho tanto sonno e preferisco continuare nei prossimi giorni, ma solo se lo volete. Se non lo volete e se non mi scrivete non continuo. Ciao